Siciliana di famiglia nobile, Agata subì ogni tipo di violenza per non cedere al prefetto romano Quintiano: il bordello, la tortura, la mutilazione. Morì in carcere a vent'anni. Il suo velo, portato in processione, avrebbe fermato la lava dell'Etna nel 252 — un anno dopo la sua morte. Catania la venera come patrona principale con una delle feste più imponenti d'Europa.
La nobile di Catania
Agata nacque intorno al 231 a Catania (o Palermo, secondo tradizioni diverse) da famiglia cristiana e benestante. Consacrò la sua verginità a Cristo in giovane età. Intorno al 250, durante la persecuzione di Decio, il proconsole Quintiano — che governava la Sicilia e che, secondo la tradizione, bramava la ragazza per sé — la fece arrestare.
Non si trattava solo di fede religiosa: Quintiano voleva ridurla e poi impossessarsi del suo patrimonio. Il gioco politico e il desiderio personale si mescolavano alla persecuzione religiosa, come spesso accadeva nei processi ai cristiani di rango.
Il bordello e la tortura
Quintiano la consegnò a una donna di nome Afrodisia, che gestiva un bordello con le sue figlie. Per un mese cercarono di convincerla a cedere con lusinghe e pressioni. Agata rimase ferma. Riportata davanti al proconsole e da lui interrogata, disse: «La mia mente è fondata su una roccia solida: il nome di Cristo».
Quintiano la fece torturare. La tortura più nota è la mutilazione delle mammelle — le sue iconografie la ritraggono quasi sempre con i seni su un piatto, attributo che la rende immediatamente riconoscibile. La notte, secondo la tradizione, l’apostolo Pietro le apparve in carcere e la guarì.
Condannata a essere trascinata sui carboni ardenti, un terremoto scosse la città e la folla chiese che il supplizio fosse interrotto. Agata morì comunque in carcere, il 5 febbraio 251.
Il velo e l’Etna
Un anno dopo la sua morte, l’Etna eruttò. I catanesi presero il velo di Agata — conservato sulla sua tomba — e lo portarono in processione verso la lava. La lava si fermò. Da allora il velo di Agata è il principale strumento di protezione della città contro le eruzioni. La processione con le reliquie della santa, il 5 febbraio di ogni anno, è una delle grandi feste religiose del Mediterraneo: centinaia di migliaia di persone in bianco seguono per le strade il fercolo d’argento portato a mano.
I senosse — i dolci a forma di seno (o campanelle, a seconda delle interpretazioni) ricoperti di glassa bianca e ciliegina — sono i dolci rituali della festa: una delle rare testimonianze di un’iconografia devozionale trasformata in cucina popolare.