Vescovo di Ippona e uno dei più grandi Dottori della Chiesa, Agostino lasciò un'impronta indelebile sulla teologia cristiana occidentale. Le Confessioni, straziante resoconto della sua conversione, restano uno dei libri più letti di tutti i tempi.
La vita
Nato a Tagaste, in Numidia (odierna Algeria), il 13 novembre 354, Agostino fu cresciuto dalla madre Monica, fervente cristiana. Giovane brillante e irrequieto, abbracciò il manicheismo e condusse una vita dissoluta — ebbe un figlio, Adeodato, da una donna con cui visse per quindici anni.
La conversione
Trasferitosi a Milano come maestro di retorica, fu folgorato dalle omelie del vescovo Ambrogio. La conversione definitiva avvenne nell’estate del 386: in un giardino sentì una voce di bambino ripetere “Tolle, lege” (prendi, leggi), aprì le lettere di Paolo e lesse Romani 13,13-14. Si fece battezzare da Ambrogio nella Pasqua del 387.
Il vescovo di Ippona
Tornato in Africa, fondò un monastero e fu ordinato sacerdote. Nel 395 divenne vescovo di Ippona, carica che mantenne per trentacinque anni, combattendo le eresie del suo tempo (donatismo, pelagianesimo) e producendo un’opera teologica sterminata.
Le opere principali
- Confessioni (397-400) — autobiografia spirituale e preghiera, aperta dal celebre “Il nostro cuore è inquieto finché non riposa in Te”
- La Città di Dio (413-426) — filosofia della storia cristiana
- De Trinitate — trattato sulla Trinità
- Commento letterale alla Genesi
La morte
Morì il 28 agosto 430, mentre i Vandali assediavano Ippona. Le sue ultime parole furono i Salmi penitenziali, scritti sulle pareti della sua stanza.