Centotre martiri coreani — tra cui Andrea Kim Taegon, primo sacerdote coreano ordinato, e Paolo Chong Hasang, catechista laico — morti per la fede durante le persecuzioni del regno Joseon tra il 1839 e il 1867. La Corea è l'unico paese dove il cattolicesimo si diffuse senza missionari stranieri: fu portato dai laici coreani che avevano letto testi cristiani in Cina.
Il cattolicesimo senza missionari
Il cattolicesimo in Corea ha una storia straordinaria: il paese lo abbracciò da solo, senza missioni straniere. Diplomatici e studiosi coreani che visitavano Pechino nel XVIII secolo entrarono in contatto con i gesuiti della missione cinese e con i testi cristiani. Tornati in Corea, fondarono comunità cristiane clandestine. Solo nel 1794 arrivò il primo sacerdote straniero.
La risposta del governo Joseon fu la persecuzione. Quattro grandi ondate di martiri: 1801, 1839, 1846, 1866-1867.
Andrea Kim Taegon
Kim Taegon nacque nel 1821 in una famiglia cristiana — suo padre aveva già subito il martirio. Studiò in Macao e in Shangai, fu ordinato sacerdote nel 1845 a Shangai — il primo sacerdote coreano nella storia. Tornò in Corea clandestinamente, guidò la comunità cristiana per un anno, fu catturato nel 1846. Aveva ventisei anni.
Prima di essere decapitato, scrisse ai fedeli: “Non abbiate paura […] la nostra separazione in questo luogo sarà breve, e ci incontreremo in un posto dove non ci sarà mai separazione.”
Paolo Chong Hasang
Paolo Chong Hasang era un catechista laico, figlio di martiri. Lavorò per trent’anni per ottenere un vescovo per la Corea e l’istituzione di una diocesi. Fu decapitato nel 1839.
I centotre martiri furono canonizzati da Giovanni Paolo II a Seoul il 6 maggio 1984, durante la sua prima visita in Corea — davanti a 700.000 fedeli.