Discepolo di Pietro apostolo e primo vescovo di Ravenna secondo la tradizione, Apollinare subì più volte il martirio — fustigazioni, torture, esili — prima di morire per le ferite. La basilica di Sant'Apollinare in Classe, uno dei capolavori del mosaico paleocristiano, sorge sul luogo della sua sepoltura.
Il discepolo di Pietro
La tradizione vuole che Apollinare fosse un discepolo diretto di Pietro Apostolo, inviato da lui a fondare la Chiesa di Ravenna. Le fonti storiche solide mancano — i Passionari medievali sono molto posteriori ai fatti — ma il culto è antichissimo: la basilica che porta il suo nome fu costruita nell’esarcato di Ravenna nel VI secolo e i suoi mosaici sono tra i più belli del mondo tardoantico.
Il proto-martire di Ravenna
Apollinare non fu ucciso di colpo, ma sottoposto a una serie di violenze nel corso di anni: fustigato, abbandonato per morto, poi cacciato dalla città, poi rientrato, poi di nuovo perseguitato. Secondo la tradizione morì per le conseguenze di queste torture sette giorni dopo l’ultimo arresto, durante il regno di Vespasiano (69-79 d.C.).
Le basiliche ravennati
Ravenna possiede due grandi basiliche dedicate ad Apollinare: Sant’Apollinare in Classe (VI secolo), fuori città, sul luogo della sepoltura originale, con i mosaici del catino absidale tra i più celebri dell’arte paleocristiana; e Sant’Apollinare Nuovo (VI secolo), in città, con i famosi mosaici delle processioni dei martiri e delle vergini. Entrambe sono patrimonio UNESCO e rappresentano il cuore dell’arte ravennate.
Il culto di Apollinare come fondatore della chiesa ravennate fu particolarmente importante per legittimare l’autorità dell’arcivescovado di Ravenna, che nei secoli rivendicò una fondazione apostolica diretta.