Identificato dalla tradizione con Natanaele di Cana, Bartolomeo fu l'apostolo che Filippo presentò a Gesù con una battuta scettica. Predicò in Arabia, India ed Armenia, dove fu scorticato vivo e poi decapitato. Il suo nome è legato all'immagine più cruda del martirio: la pelle tenuta in mano nell'iconografia classica.
Natanaele
I Vangeli sinottici menzionano Bartolomeo nella lista degli apostoli sempre accanto a Filippo, ma non raccontano nulla di lui. Il Vangelo di Giovanni non conosce il nome Bartolomeo ma introduce Natanaele di Cana, che Filippo porta da Gesù. La tradizione identifica i due.
Quando Filippo gli disse che aveva trovato il Messia di Nàzaret, Natanaele rispose con il celebre scetticismo: “Da Nàzaret può mai venire qualcosa di buono?” (Gv 1,46). Gesù, vedendolo avanzare, disse: “Ecco davvero un israelita in cui non c’è falsità.” Natanaele stupito chiese: “Come mi conosci?”. “Prima che Filippo ti chiamasse, ti ho visto sotto il fico.” Natanaele non chiese spiegazioni: “Rabbì, tu sei il Figlio di Dio.”.
La missione
Le tradizioni attribuiscono a Bartolomeo una missione vastissima: Arabia Felix, India, Armenia. Portò il Vangelo ai confini del mondo allora conosciuto. In Armenia — dove ancora oggi è venerato come fondatore della Chiesa locale insieme a Taddeo — fu arrestato per ordine del re Astiage.
Il martirio
Il supplizio di Bartolomeo è tra i più efferati ricordati dall’agiografia: fu scorticato vivo, poi decapitato. L’iconografia lo rappresenta quasi sempre con la propria pelle tenuta in mano, o con un coltello da macellaio — strumento che richiama il supplizio e giustifica la sua patronanza su conciatori e macellai.
Michelangelo, nel Giudizio Universale della Cappella Sistina, dipinse Bartolomeo che regge la sua pelle — nella quale si ritiene l’artista abbia nascosto un autoritratto.