Monaco cistercense, abate di Chiaravalle e Dottore della Chiesa, Bernardo fu la figura più influente dell'Europa del XII secolo. Teologo mistico, predicatore instancabile e difensore appassionato della riforma della vita religiosa, coniugò contemplazione e azione in modo irripetibile.
La vita
Bernardo nacque nel 1090 a Fontaine-lès-Dijon, in Borgogna, da una nobile famiglia. Ricevette un’educazione raffinata e già in gioventù mostrò straordinarie doti intellettuali e letterarie. A ventidue anni compì una scelta radicale: lasciò il mondo e bussò alle porte dell’abbazia cistercense di Cîteaux, fondata appena quindici anni prima da Roberto di Molesme per restaurare l’austera fedeltà alla Regola benedettina.
Non andò solo: portò con sé trenta parenti e amici, tra cui i suoi fratelli. L’episodio rivela già la forza magnetica della sua personalità.
L’abbazia di Chiaravalle
Nel 1115, a soli venticinque anni, Bernardo fu inviato a fondare una nuova abbazia nella Champagne. Scelse una valle selvatica — la Clara Vallis, la valle luminosa — che divenne Clairvaux, Chiaravalle. In pochi decenni, da quella fondazione sarebbero nati oltre sessantotto monasteri figlie.
La vita a Chiaravalle era durissima: digiuni prolungati, lavoro manuale, preghiera notturna. Bernardo la praticò con tale rigore da rovinarsi la salute per sempre. Eppure da quella cella partì una corrispondenza sterminata con papi, re, vescovi e semplici fedeli di tutta Europa.
Il teologo e il mistico
L’opera spirituale di Bernardo si raccoglie attorno a due centri: la teologia dell’amore e la devozione a Maria.
I suoi Sermoni sul Cantico dei Cantici — ottantasei omelie mai terminate — sono il vertice della mistica medievale: il Cantico diventa l’allegoria dell’anima che cerca Dio, e Dio che cerca l’anima. La conoscenza autentica, insisteva Bernardo, non è quella del filosofo ma quella dell’amante: non est sufficiens nisi cum amore — non basta senza amore.
Alla Vergine dedicò quattro omelie sul Missus est e una venerazione che influenzò profondamente la pietà mariana occidentale. A lui è attribuita la preghiera del Memorare.
L’uomo d’azione
Paradossalmente, l’uomo che predicava la fuga dal mondo fu il più coinvolto negli affari del suo tempo. Scrisse lettere infuocate contro Pietro Abelardo, di cui contestava il razionalismo teologico, e ottenne la sua condanna al Concilio di Sens (1140). Predicò la Seconda Crociata per incarico di papa Eugenio III — suo antico discepolo — percorrendo la Francia e la Germania per due anni. Intervenne negli scismi, nelle elezioni episcopali, nelle controversie dottrinali.
Morì il 20 agosto 1153, a Chiaravalle, consumato dalle penitenze e dai viaggi. Aveva fondato, direttamente o indirettamente, centinaia di monasteri in tutta Europa. Nel 1174 Alessandro III lo canonizzò; nel 1830 Pio VIII lo dichiarò Dottore della Chiesa con il titolo di Doctor Mellifluus — il dottore dal parlare dolce come miele.