Medico diventato vescovo di Sebaste in Armenia, Biagio fu martirizzato sotto Licinio con i pettini di ferro dei cardatori di lana. La leggenda del bambino salvato dall'osso di pesce conficcato in gola ha fatto di lui il patrono universale della gola — ogni anno il 3 febbraio i sacerdoti benedicono le gole dei fedeli con due candele incrociate.
Il medico vescovo
Biagio nacque probabilmente intorno al 260 a Sebaste, città dell’Armenia Minore (l’odierna Sivas, in Turchia). Era medico di professione prima di diventare cristiano, e la tradizione vuole che la sua fama come guaritore precedesse la sua fama come vescovo. Eletto alla guida della comunità cristiana di Sebaste, la guidò in un periodo di relativa pace finché la persecuzione di Licinio — l’imperatore d’Oriente, collega e poi rivale di Costantino — non raggiunse l’Armenia.
Ritiratosi in una grotta sul monte Argeo, viveva da eremita. La tradizione racconta che gli animali selvatici accorrevano da lui per essere curati: leoni, lupi, orsi si lasciavano avvicinare dal vescovo come nell’Eden. Quando i soldati di Licinio salirono al monte per catturare bestie feroci per i ludi circensi, trovarono invece Biagio in preghiera tra gli animali, che nessuno voleva lasciare.
L’osso di pesce
Mentre veniva condotto in carcere, Biagio fu fermato da una madre disperata: suo figlio stava soffocando per un osso di pesce rimasto in gola. Biagio pregò e il bambino fu salvo. Questo episodio — e la benedizione delle gole che ne deriva — è il motivo per cui Biagio è ancora oggi uno dei santi più invocati del calendario. Il 3 febbraio, in molte chiese cattoliche, il sacerdote tiene due candele benedette incrociate sotto il mento dei fedeli pregando: «Per intercessione di san Biagio, vescovo e martire, ti liberi Dio da ogni male della gola e da ogni altro male».
Il martirio
Davanti al governatore Agricolao, Biagio rifiutò di abiurare la fede. Fue condannato a essere lacerato con i pettini di ferro usati dai cardatori di lana — il supplizio che lo rese patrono di quella corporazione — poi decapitato, probabilmente nel 316. Insieme a lui morirono due donne cristiane che avevano sfidato il governatore portandogli cibo in prigione, e sette bambini.
Le sue reliquie furono traslate in più luoghi nel corso dei secoli. Dubrovnik (Ragusa) lo venera come patrono principale della città; la basilica di San Biagio nel centro storico ne custodisce una reliquia. In Italia il culto è particolarmente forte in Puglia e in Campania.