Martire romana del II-III secolo, Cecilia è una delle sante più venerate della storia cristiana, anche se sappiamo pochissimo di storicamente certo su di lei. La sua connessione con la musica deriva da una frase ambigua degli Acta medievali. Il suo corpo, scoperto nel 1599 in una posa particolare, fu scolpito da Stefano Maderno in una delle opere più celebri della scultura barocca.
La martire romana
Cecilia è venerata come martire romana, vissuta probabilmente nel II-III secolo. Gli Acta Ceciliae medievali — scritti probabilmente nel V secolo, molto posteriori ai fatti — descrivono una nobildonna che aveva fatto voto di verginità, fu costretta a sposarsi, convertì il marito Valeriano e il fratello Tiburzio, furono tutti e tre martirizzati.
L’autenticità storica degli Acta è molto dubbia. La basilica di Santa Cecilia in Trastevere — che porta il suo nome — esisteva già nel IV secolo, il che prova un culto antico; ma i dettagli biografici sono leggendari.
La musica
La connessione di Cecilia con la musica deriva da una frase degli Acta: durante le nozze, mentre gli strumenti suonavano, “Cecilia cantava nel suo cuore soltanto a Dio”. Questa frase fu interpretata — a partire dal Medioevo — come segno che Cecilia era particolarmente devota alla musica sacra. Da qui la tradizione iconografica: Cecilia all’organo, Cecilia che canta, Cecilia tra gli angeli musicanti.
Il corpo del 1599
Nel 1599, durante i lavori di restauro della basilica, fu aperta la tomba di Cecilia. Secondo i testimoni — tra cui il cardinale Paolo Emilio Sfondrati e l’artista Stefano Maderno — il corpo era perfettamente conservato, disteso di lato in una posa precisa. Maderno scolpì quella posa in marmo bianco: la Santa Cecilia di Santa Cecilia in Trastevere è una delle opere più famose del Seicento italiano, e una delle più commoventi.