Vescovo di Gerusalemme per quasi quarant'anni in uno dei periodi più turbolenti della storia della Chiesa, Cirillo fu esiliato tre volte per aver difeso la fede nicena contro gli ariani. Le sue Catechesi prebattesimali — ventiquattro lezioni ai catecumeni della Pasqua — sono tra i testi catechetici più preziosi dell'antichità cristiana.
Il vescovo della città santa
Cirillo nacque intorno al 313, probabilmente a Gerusalemme o nelle vicinanze, in una famiglia cristiana. Fu ordinato sacerdote dal vescovo Massimo e nel 349 fu consacrato vescovo di Gerusalemme. Governò la diocesi per quasi quarant’anni, sebbene di quei quarant’anni ben undici li trascorse in esilio.
Il IV secolo era il secolo della crisi ariana: la disputa teologica sulla natura di Cristo — vero Dio o creatura? — aveva spaccato la Chiesa e infiltrato la politica imperiale. Cirillo si trovò in mezzo alla tempesta.
Le Catechesi
Prima di diventare vescovo, come sacerdote Cirillo tenne un ciclo di ventiquattro catechesi ai catecumeni che si preparavano al battesimo nella Pasqua. Diciotto erano prebattesimali, indirizzate ai catecumeni prima della notte di Pasqua; cinque mistagogiche, tenute dopo il battesimo per spiegare i sacramenti appena ricevuti.
Sono testi di straordinario valore storico e teologico: la prima descrizione dettagliata della liturgia pasquale di Gerusalemme, con la spiegazione del battesimo per immersione, del crisma, dell’Eucaristia. Cirillo descrive con precisione cosa il neo-battezzato vedeva, toccava, gustava, e lo spiega attraverso i simboli biblici.
I tre esili
Tre volte Cirillo fu cacciato dalla sua sede episcopale, per ordine di imperatori o vescovi ariani. Tre volte tornò, sempre più rafforzato nella sua posizione filo-nicena. L’ultimo esilio durò undici anni, sotto l’imperatore Valente. Quando Teodosio restaurò la fede nicena come religione ufficiale dell’impero, Cirillo era ancora vivo.
Il Concilio di Costantinopoli I (381) — il secondo concilio ecumenico — lo riconobbe come difensore dell’ortodossia. Morì nel 386. Leone XIII lo dichiarò Dottore della Chiesa nel 1882.