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Cirillo e Metodio
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Cirillo e Metodio

815–885

Fratelli di Tessalonica che nel IX secolo evangelizzarono i popoli slavi inventando un alfabeto per scrivere la loro lingua — il glagolitico, antenato del cirillico che porta il nome di Cirillo. Tradussero la Bibbia e la liturgia in slavo antico, aprendo la strada a una civiltà cristiana che ancora vive in mezzo miliardo di persone. Giovanni Paolo II li proclamò co-patroni d'Europa.

I fratelli di Tessalonica

Cirillo (nato Costantino, ~827) e Metodio (~815) erano figli di un ufficiale militare di Tessalonica, città greca con una consistente popolazione slava. Questa doppia appartenenza culturale li avrebbe resi unici nella storia del Medioevo: uomini di cultura greca e cristiana che conoscevano le lingue slave dal vivo, non dai libri.

Metodio intraprese una carriera amministrativa e fu governatore di una provincia a maggioranza slava. Poi si ritirò in un monastero sull’Olimpo. Cirillo — brillante, malato di salute ma di mente straordinaria — studiò a Costantinopoli sotto Fozio, il più grande intellettuale del tempo, poi insegnò filosofia all’Università Imperiale. Lo chiamavano «il Filosofo». Fu inviato in una missione tra i Cazari e in un’altra ad Amida (Mesopotamia). Ma la missione che avrebbe cambiato la storia d’Europa era quella che arrivò nell’863.

L’alfabeto e la traduzione

Il principe Rastislav della Grande Moravia (l’odierna Repubblica Ceca e Slovacchia) chiese all’imperatore di Costantinopoli missionari che conoscessero la lingua slava: voleva un’evangelizzazione che il suo popolo potesse capire, non in latino o greco. L’imperatore mandò i due fratelli.

Prima di partire, Cirillo fece una cosa che non aveva precedenti: inventò un alfabeto per trascrivere la lingua slava, il glagolitico. La lingua slava non aveva mai avuto scrittura. Creare un alfabeto significa creare la possibilità di una cultura scritta — letteratura, liturgia, legge, memoria. Poi, con Metodio, tradusse i Vangeli e il nucleo della liturgia in antico slavo ecclesiastico.

L’operazione fu rivoluzionaria. La Chiesa latina insisteva che la liturgia potesse svolgersi solo in latino, greco o ebraico — le tre lingue scritte sulla croce di Cristo. Cirillo e Metodio non solo tradussero in slavo: ottennero da papa Adriano II l’approvazione della liturgia in lingua slava. Era l’865.

Roma e la morte di Cirillo

Convocati a Roma nel 868 dal papa, che voleva valutare il loro operato, i due fratelli portarono le reliquie di Clemente I recuperate in Crimea durante la missione cazara — un dono straordinario. Adriano II approvò la loro opera, ordinò Metodio vescovo.

Cirillo si ammalò gravemente a Roma. Entrò in un monastero greco, prese il nome monastico di Cirillo (si chiamava Costantino) e morì il 14 febbraio 869. Aveva quarantadue anni. Fu sepolto nella basilica di San Clemente, dove le reliquie che aveva portato riposavano già.

Metodio tornò in Moravia e Pannonia come arcivescovo. Subì anni di persecuzione da parte dei vescovi tedeschi che vedevano nella liturgia slava una minaccia al loro controllo. Fu imprigionato per tre anni. Tradotto davanti a un sinodo tedesco, rispose con una fermezza che sconcertò i suoi accusatori. Continuò a tradurre le Scritture finché morì, l’885.

L’alfabeto cirillico — sviluppato successivamente dai discepoli bulgari di Cirillo su base del glagolitico — porta il nome del più giovane dei due fratelli. È ancora oggi la scrittura di Bulgaria, Russia, Serbia, Ucraina, Bielorussia, Macedonia. Mezzo miliardo di persone usano ogni giorno un alfabeto con il nome di un monaco morto a quarantadue anni a Roma nel 869.