Papa Cornelio e il vescovo Cipriano di Cartagine — due dei più importanti vescovi degli anni 250 — morirono martiri a pochi anni di distanza, accomunati dalla lotta per l'unità della Chiesa dopo la persecuzione di Decio. La questione dei 'lapsi' — i cristiani che avevano apostatato sotto la persecuzione — divise le comunità: Cornelio e Cipriano optarono per la misericordia con penitenza.
La questione dei lapsi
La persecuzione dell’imperatore Decio nel 250 fu la prima a colpire sistematicamente il clero cristiano e a richiedere non solo la morte ma l’apostasia pubblica (sacrificio agli dei). Molti cristiani cedettero — i cosiddetti lapsi, i caduti. Quando la persecuzione finì, si pose la domanda: cosa si fa con chi era caduto? Vanno riammessi? Con quali condizioni?
Due posizioni estreme: i novaziani sostenevano che i lapsi non potessero essere perdonati mai. Altri erano troppo lassisti. Cornelio e Cipriano sostennero una posizione di mezzo: riconciliazione dopo adeguata penitenza pubblica.
Cornelio
Eletto papa nel 251, Cornelio dovette subito affrontare lo scisma di Novaziano — un antipapa rigorista che non accettava la riconciliazione dei lapsi. La maggioranza dei vescovi sostenne Cornelio; Novaziano fu scomunicato. Il decreto che Cornelio redasse sulla riconciliazione dei lapsi, inviato a tutta la Chiesa, fu uno dei primi atti di governo ecclesiastico universale.
Esiliato a Civitavecchia dall’imperatore Gallo nel 252, Cornelio morì d’inedia nell’esilio nello stesso anno.
Cipriano
Vescovo di Cartagine dal 249, Cipriano fu l’interlocutore principale di Cornelio sull’Africa del nord. Scrisse il De Lapsis e il De Unitate Ecclesiae — due trattati fondamentali sulla penitenza e sull’ecclesiologia. Morì decapitato il 14 settembre 258, durante la persecuzione di Valeriano, davanti alla comunità cristiana di Cartagine che acclamò il suo martirio.