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Damiano de Veuster
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Damiano de Veuster

1840–1889

Sacerdote belga della Congregazione dei Sacri Cuori, Damiano de Veuster si offrì volontario per andare a Molokai — l'isola hawaiana dove lo Stato confinava i malati di lebbra, abbandonati a morire. Trascorse sedici anni tra loro, costruì case e chiese, assistette i morenti, e morì lui stesso di lebbra nel 1889.

L’isola dei dimenticati

Nel 1866 il regno delle Hawaii cominciò a deportare i malati di lebbra (oggi: morbo di Hansen) sull’isola di Molokai, sulla penisola di Kalaupapa — una lingua di terra circondata dal mare e da scogliere inaccessibili. Era una condanna a morte differita: i deportati venivano lasciati con scorte minime, senza medici, senza sacerdoti, senza organizzazione. Vivevano e morivano come potevano.

Nel 1873 il giovane sacerdote belga Jozef de Veuster — in religione Padre Damiano, della Congregazione dei Sacri Cuori — si offrì come sostituto temporaneo per un confratello malato che doveva recarsi a Molokai. Arrivò e non se ne andò più.

I sedici anni a Molokai

Damiano costruì case, strade, tubature. Costruì chiese — la chiesa di Santo Filomeno, che ancora esiste. Organizzò i malati in gruppi, insegnò mestieri, creò strutture. Pulì piaghe, assistette morenti, seppellì morti. Scriveva all’amministrazione coloniale e alla sua congregazione per ottenere medicine, materiali, fondi.

La sua corrispondenza è straordinaria: descrive la realtà di Molokai senza sentimentalismi — la malattia, la degradazione, il freddo, i problemi logistici — e chiede cose concrete. Non è la letteratura dell’autoflagellazione mistica. È la prosa di qualcuno che ha un problema da risolvere.

La lebbra

Nel 1884 Damiano scoprì di essersi infettato: immergendo per sbaglio il piede in acqua bollente, non sentì dolore — segno inequivocabile. Scrisse ai superiori: “Sono uno di loro ora.” Continuò a lavorare per altri cinque anni. Morì il 15 aprile 1889.

Beatificato nel 1995 da Giovanni Paolo II, canonizzato nel 2009 da Benedetto XVI durante la visita pastorale in America. Barack Obama, presidente degli Stati Uniti, era presente alla cerimonia.