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Efrem il Siro
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Efrem il Siro

306–373

Diacono siriaco di Nisibi e poi di Edessa, Efrem il Siro è il più grande poeta della storia del cristianesimo orientale — scrisse migliaia di inni e poemi teologici in lingua siriaca, molti dei quali ancora cantati nelle Chiese d'Oriente. Chiamato 'la cetra dello Spirito Santo', fu dichiarato Dottore della Chiesa da Benedetto XV nel 1920.

Il poeta della Mesopotamia

Efrem nacque intorno al 306 a Nisibi, nell’odierna Turchia sudorientale, allora città di confine tra l’impero romano e quello persiano. Non sappiamo quasi nulla della sua famiglia; probabilmente era di genitori cristiani. Divenne diacono — mai sacerdote — e collaboratore del vescovo di Nisibi Giacomo, che partecipò al Concilio di Nicea del 325.

Nel 363, quando i Romani cedettero Nisibi ai Persiani in seguito alla sconfitta di Giuliano l’Apostata, Efrem seguì la comunità cristiana in esilio a Edessa (l’odierna Şanlıurfa, in Turchia). Visse ad Edessa in una grotta, insegnando e scrivendo, fino alla morte nel 373.

La teologia in versi

La peculiarità di Efrem è scrivere teologia come poesia. In una tradizione liturgica che non distingue nettamente tra il teologo che argomenta e il cantore che prega, Efrem compose inni (madrāshē) su ogni aspetto della fede cristiana: la Natività, il digiuno, la Pasqua, il Paradiso, la fede contro gli eretici.

Il suo stile usa un elemento distintivo della poesia semitica: il simbolismo tipologico — tutto nell’Antico Testamento prefigura il Nuovo, ogni elemento della natura rivela qualcosa di Dio. Il fuoco prefigura lo Spirito; la perla, Cristo; l’olio, la grazia.

L’assistenza nella peste

Nell’inverno 372-373, quando la peste colpì Edessa, Efrem — ormai vecchio — uscì dalla sua grotta e organizzò l’assistenza ai malati, raccogliendo fondi dai ricchi della città, costruendo letti di fortuna, assistendo i morenti. Morì pochi mesi dopo, probabilmente contagiato. Aveva circa sessantasette anni.

Benedetto XV lo dichiarò Dottore della Chiesa nel 1920, il primo della tradizione siriaca.