Prete fiorentino trasferitosi a Roma, Filippo Neri fondò l'Oratorio — una forma nuova di aggregazione cristiana basata sulla conversazione, la preghiera informale, la musica e l'amicizia — e la Congregazione dell'Oratorio. La sua santità aveva una caratteristica insolita: l'allegria. Era convinto che la tristezza fosse il maggiore ostacolo alla vita spirituale.
Il pazzo di Roma
Filippo Romolo Neri nacque nel 1515 a Firenze. A diciotto anni si trasferì a Roma, dove visse per anni come laico dedicato alla preghiera e all’apostolato tra i giovani e i poveri. Visitava gli ospedali, frequentava le osterie per parlare con chi non avrebbe mai messo piede in chiesa, camminava per le strade in abiti stravaganti — la mantella alla rovescia, il cappello di sbieco — per far ridere la gente e avvicinarla.
Nel 1544, in una grotta delle catacombe di San Sebastiano, ebbe un’esperienza mistica intensa durante la quale — racconta lui stesso — sentì qualcosa di fiammante entrare nel petto. Anni dopo, all’autopsia, i medici trovarono due costole deformate e un cuore anomalo che li lasciò perplessi.
L’Oratorio
Nel 1564, ordinato sacerdote a quarantanove anni, Filippo cominciò a radunare amici e fedeli nella sua abitazione presso San Giovanni dei Fiorentini per momenti informali di preghiera, lettura spirituale, musica sacra e conversazione. Questo fu il primo Oratorio — un nome che poi designò anche il genere musicale sacro sviluppato in quelle serate.
Fondò nel 1575 la Congregazione dell’Oratorio (i Padri Oratoriani), approvata da Gregorio XIII. La struttura era innovativa: sacerdoti che vivevano insieme senza voti religiosi, uniti dall’amicizia e dall’apostolato culturale e spirituale.
La santità allegra
Filippo era convinto che la vita cristiana autentica non fosse silenziosa e grave. Rideva, scherzava, faceva scherzi ai penitenti in confessionale — una volta mandò un nobile a fare tre volte il giro di piazza Navona con la volpe sulla spalla come penitenza —, portava il suo gatto in chiesa, faceva fare capriole ai novizi.
“State allegri, state allegri” ripeteva. Morì nel 1595, la notte di San Giovanni, dopo aver confessato per ore. Canonizzato nel 1622 insieme a Ignazio di Loyola, Teresa d’Avila, Isidoro Agricoltore e Francesco Saverio.