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Genoveffa
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Genoveffa

422–512

Pastorella di Nanterre diventata patrona di Parigi, Genoveffa è la figura che — secondo la tradizione — salvò la città due volte: con la preghiera quando Attila avanzava, e con le barche cariche di grano quando i Franchi la assediavano per fame. Una donna sola che tenne in piedi una città.

La bambina di Nanterre

Genoveffa nacque intorno al 422 a Nanterre, un villaggio a poca distanza da Parigi. Quando aveva circa sette anni, il vescovo Germano d’Auxerre passò per il villaggio durante un viaggio in Britannia. Si fermò, vide la bambina e — secondo il racconto agiografico — le predisse una vita di santità. Le diede una moneta di bronzo con una croce incisa e la invitò a conservarla come segno della sua consacrazione a Dio.

A quindici anni Genoveffa ricevette il velo delle vergini consacrate dal vescovo di Parigi. Si stabilì poi nella città sull’isola della Senna, dove condusse per decenni una vita di preghiera, digiuno severo e assistenza ai poveri. La sua reputazione di santità si diffuse rapidamente, ma non senza resistenze: più volte fu accusata di ipocrisia o di stregoneria dai parigini scettici.

Attila e la preghiera

Nel 451 Attila e i suoi Unni dilagavano verso ovest. Il panico si diffuse a Parigi: la popolazione voleva fuggire verso le campagne portando con sé i propri beni. Genoveffa li fermò. Organizzò una veglia di preghiera con le donne della città e sostenne che Parigi non sarebbe caduta. La tradizione dice che Attila deviò il suo percorso verso Orleans — e Parigi fu salva.

Gli storici discutono sulle ragioni militari e politiche della deviazione degli Unni. Ma la memoria popolare la consegnò a Genoveffa, che da quel momento divenne il simbolo della protezione divina sulla città.

Il grano e i Franchi

Anni dopo, quando i Franchi di Childerico I assediavano Parigi tagliando i rifornimenti, Genoveffa organizzò una spedizione fluviale. Con una piccola flotta di barche risalì la Senna, raggiunse i granai della Champagne e Brie, e tornò con abbastanza grano per sfamare la città assediata. L’episodio è documentato con più certezza storica dell’episodio di Attila.

Proprio Childerico, nonostante l’assedio, la rispettava: quando lei intercedeva per i prigionieri, li liberava. Anche Clodoveo, suo figlio, convertito al cristianesimo dalla moglie Clotilde, la venerò. Fu Clodoveo a costruire, su richiesta di Genoveffa, la basilica di San Pietro e Paolo sul colle della riva sinistra — dove Genoveffa fu poi sepolta. Quel luogo divenne la chiesa di Santa Genoveffa, poi — nella Rivoluzione Francese — trasformato in Panthéon, il tempio laico della Repubblica.

Genoveffa morì nel 512, dopo novant’anni di vita. Le sue reliquie furono conservate e venerate per secoli dai parigini. Nel 1793 i rivoluzionari le bruciarono. Ma il colle porta ancora il suo nome.