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Gianna Beretta Molla
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Gianna Beretta Molla

1922–1961

Medico, moglie e madre, Gianna Beretta Molla scelse di sacrificare la propria vita per dare alla luce la sua quarta figlia. Canonizzata da Giovanni Paolo II nel 2004, è il volto moderno della santità vissuta nella vita ordinaria: nel lavoro, nel matrimonio, nella maternità.

La vita

Gianna Francesca Beretta nacque il 4 ottobre 1922 a Magenta, in provincia di Milano, decima di tredici figli di una famiglia profondamente cattolica. Crebbe respirando una fede concreta, vissuta nella carità e nell’impegno sociale: sua sorella Virginia sarebbe diventata suora missionaria.

Studiò medicina a Pavia e Milano, specializzandosi poi in pediatria. Aprì il suo studio medico a Mesero nel 1950, dedicandosi con passione ai bambini e alle famiglie più povere. La professione era per lei una vocazione, prolungamento della missione cristiana: “Il medico cattolico deve essere sempre pronto a rispondere alla chiamata del sofferente.”

Il matrimonio e la famiglia

Nel 1955 sposò l’ingegnere Pietro Molla. Il loro fu un matrimonio sereno e innamorato, documentato da un carteggio di straordinaria tenerezza. Ebbero tre figli: Pierluigi, Mariolina e Laura.

Nel 1961, durante la quarta gravidanza, i medici scoprirono un fibroma all’utero. Le opzioni erano tre: l’aborto terapeutico, l’isterectomia totale, oppure la sola asportazione del fibroma — intervento che avrebbe salvato la vita del bambino ma messo a grave rischio la madre.

Gianna scelse senza esitazione la terza via: “Se dovete scegliere tra me e il bambino, non esitate: scegliete lui.”

Il sacrificio

Il 21 aprile 1961, Sabato Santo, nacque Gianna Emanuela Molla. Era sana. Gianna sopravvisse al parto, ma le sue condizioni si aggravarono rapidamente. Morì il 28 aprile 1961, a trentotto anni, dopo una settimana di sofferenze offerte con serenità.

“Ho fatto tutto quello che ho potuto”, disse nelle ultime ore.

La canonizzazione

Giovanni Paolo II la beatificò nel 1994 e la canonizzò il 16 maggio 2004 in Piazza San Pietro, alla presenza del marito Pietro e della figlia Gianna Emanuela — evento senza precedenti nella storia della Chiesa: un coniuge e un figlio presenti alla canonizzazione del proprio familiare.

Il Papa la indicò come modello non di eroismo eccezionale, ma di santità quotidiana: “Una donna semplice, ma dalla personalità ricca di sfumature. Una donna moderna, che sapeva conciliare le esigenze della sua vocazione professionale con quelle ancora più impegnative della maternità.”

La sua figura è diventata punto di riferimento nel dibattito bioetico contemporaneo sulla vita nascente e sul significato del sacrificio materno.