Il discepolo amato, l'unico apostolo a non morire martire, Giovanni fu testimone della Trasfigurazione, dell'ultima cena e della croce. Autore del quarto Vangelo, di tre lettere e dell'Apocalisse, è il teologo più profondo del Nuovo Testamento: Dio è amore, e chi rimane nell'amore rimane in Dio.
Il discepolo amato
Giovanni era figlio di Zebedeo e fratello di Giacomo il Maggiore, pescatori galilei. Nei Vangeli sinottici appare sempre accanto a Pietro e al fratello. Ma nel Vangelo di Giovanni appare una figura misteriosa — mai nominata esplicitamente — chiamata semplicemente il discepolo che Gesù amava. La tradizione identifica questo discepolo con Giovanni stesso.
Fu lui a posare il capo sul petto di Gesù durante l’ultima cena. Fu lui, l’unico tra i Dodici, a stare ai piedi della croce. Fu a lui che Gesù morente affidò sua madre: “Ecco tua madre.” Da quel momento Giovanni la prese con sé.
I testi giovannei
A Giovanni la tradizione attribuisce cinque libri del Nuovo Testamento:
- Il Quarto Vangelo — il più teologico dei quattro, che inizia non con la nascita di Gesù ma con il principio eterno: “In principio era il Verbo.” Non racconta la stessa storia con le stesse parole dei sinottici; va più in profondità, nei discorsi lunghi, nei segni, nel dialogo interiore tra Gesù e i suoi.
- Tre lettere — la prima è un trattato sull’amore: “Dio è amore; chi rimane nell’amore rimane in Dio e Dio rimane in lui.” (1Gv 4,16).
- L’Apocalisse — scritta sull’isola di Patmos, un’opera visionaria e simbolica indirizzata alle sette chiese dell’Asia Minore.
A Efeso e Patmos
Dopo la distruzione di Gerusalemme (70 d.C.), Giovanni si trasferì a Efeso, nell’Asia Minore, dove guidò la comunità cristiana per molti anni. Secondo la tradizione portò con sé Maria, che qui terminò la sua vita. Sotto Domiziano fu deportato nell’isola di Patmos, dove scrisse l’Apocalisse.
La morte
Giovanni è l’unico apostolo a non essere morto martire, nonostante i tentativi di ucciderlo. Un antico racconto narra che fu immerso in olio bollente davanti alla Porta Latina a Roma, uscendone illeso. Morì di morte naturale, in tarda età, a Efeso. Sulla sua tomba fu costruita una basilica, oggi in rovina, che rimane uno dei luoghi di pellegrinaggio dell’Asia Minore.
Negli ultimi anni, si racconta, Giovanni veniva portato in assemblea e ripeteva sempre la stessa frase: “Figlioli, amatevi gli uni gli altri.”. Quando i discepoli gli chiedevano perché ripetesse sempre la stessa cosa, rispondeva: “Perché è il comandamento del Signore, e se lo si osserva da solo, basta.”