Arcivescovo di Costantinopoli, Giovanni Crisostomo — 'bocca d'oro' — fu il predicatore più famoso dell'antichità cristiana. Le sue omelie sui Vangeli e sulle lettere di Paolo sono ancora leggibili oggi per la loro forza e chiarezza. Attaccò la corruzione della corte imperiale e dei ricchi, fu esiliato due volte dall'imperatrice Eudossia, e morì durante la marcia forzata verso il suo luogo d'esilio.
La bocca d’oro di Antiochia
Giovanni nacque intorno al 349 ad Antiochia, in Siria. Studiò retorica con Libanio — il più famoso retore pagano del IV secolo — poi fu battezzato, visse come asceta per quattro anni nel deserto, tornò ad Antiochia e fu ordinato diacono, poi sacerdote nel 386.
Per dodici anni predicò ad Antiochia: le omelie dei questi anni — sull’Antico e Nuovo Testamento, su Matteo, sulle lettere di Paolo — sono modelli di esegesi e oratoria cristiana. La sua chiarezza, la sua capacità di parlare concretamente alla vita quotidiana della gente, l’indignazione profetica contro la ricchezza ingiusta — tutto questo gli valse il soprannome postumo di Crisostomo, bocca d’oro.
L’arcivescovo di Costantinopoli
Nel 398 l’imperatore Arcadio lo nominò arcivescovo di Costantinopoli — la capitale dell’impero d’Oriente. Giovanni portò nello stesso stile: vendette i preziosi arredi del palazzo episcopale e usò il ricavato per costruire ospedali; riformò il clero costantinopolitano, cacciò i chierici che vivevano con donne; predicò contro la ricchezza ostentatoria della corte.
L’imperatrice Eudossia — moglie di Arcadio — lo odiava: si riconobbe nelle descrizioni crisostomane della donna vanitosa e ambiziosa. Nel 403 la ottenne la sua prima deposizione e l’esilio in Bitinia. L’esilio fu brevissimo — un terremoto spaventò Arcadio e Eudossia fece richiamare Giovanni.
Ma i contrasti ripresero. Nel 404 fu esiliato di nuovo, stavolta ad Cucus, nel lontano Ponto. I soldati imperiali lo costrinsero a marciare in condizioni durissime, in estate e poi in inverno, verso Pityus, sul Mar Nero. Morì esausto a Comana in Ponto il 14 settembre 407.
Proclamato Dottore della Chiesa nel 451 dal Concilio di Calcedonia. Le sue reliquie furono riportate trionfalmente a Costantinopoli nel 438.