Parroco del piccolo villaggio di Ars, in Francia, Giovanni Maria Vianney attrasse nel corso di decenni centinaia di migliaia di pellegrini in un borgo di duecento anime. Trascorreva fino a sedici ore al giorno in confessionale. Studiante mediocre, ordinato sacerdote per grazia derogatoria, divenne il più celebre confessore d'Europa. È il patrono universale dei parroci.
Il seminarista che non riusciva a studiare
Giovanni Maria Vianney nacque nel 1786 ad Écully, vicino a Lione, durante la Rivoluzione Francese. Crebbe in un’epoca in cui i preti erano perseguitati, le chiese chiuse, la fede praticata clandestinamente. A diciotto anni cominciò gli studi per il sacerdozio — tardi, e con grandi difficoltà. La teologia in latino era per lui impenetrabile; fu respinto al primo esame.
L’abbé Balley, suo padre spirituale, convinse le autorità diocesane a ordinarlo comunque nel 1815, rispondendo della sua virtù. Nel 1818 fu assegnato come parroco ad Ars — un villaggio di duecento abitanti nel dipartimento dell’Ain.
Il confessionale
Vianney rimase ad Ars per quarant’anni, fino alla morte. La sua vita era di una semplicità ascetica estrema: dormiva quattro ore, mangiava poco, portava cilicio. La parrocchia era trascurata; la rimise in piedi con predicazione intensa, chiusura delle osterie e dei balli, visita porta a porta.
Ma fu il confessionale che lo rese famoso. La gente cominciò ad arrivare da fuori Ars per confessarsi con lui — prima dalle parrocchie vicine, poi da Lione, poi da tutta la Francia. A metà Ottocento arrivavano fino a 300-400 pellegrini al giorno: le ferrovie appena costruite mettevano Ars a portata da Parigi. Vianney trascorreva dodici, poi quattordici, poi sedici ore al giorno in confessionale.
Più volte chiese di ritirarsi in un monastero — non voleva quella fama. Ogni volta i fedeli lo fermarono. Morì ad Ars nel 1859. Beatificato nel 1905 da Pio X, canonizzato nel 1925 da Pio XI. Dichiarato patrono dei parroci nel 1929 da Pio XI.