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Gerolamo di Stridone
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Gerolamo di Stridone

347–420

Traduttore della Bibbia in latino — la Vulgata, usata per quindici secoli come testo ufficiale della Chiesa — Gerolamo fu il più grande biblista dell'antichità cristiana e uno degli scrittori più vivaci e polemici della letteratura latina. Visse negli ultimi trent'anni come eremita a Betlemme, con una fitta rete di corrispondenti in tutto il mondo romano.

Il letterato cristiano

Eusebio Gerolamo nacque intorno al 347 a Stridone, nella Dalmazia. Studiò a Roma con il grammatico Elio Donato — il più famoso del tempo — e ricevette un’educazione classica eccellente. Si battezzò adulto, viaggiò in Gallia, visse per qualche anno come asceta ad Aquileia, poi partì per l’Oriente.

A Costantinopoli fu discepolo di Gregorio Nazianzeno. A Roma fu segretario di papa Damaso I, che gli commissionò una revisione delle traduzioni latine dei Vangeli. Dopo la morte di Damaso, fu costretto a lasciare Roma — aveva intorno a sé un circolo di donne aristocratiche che portava verso la vita ascetica, e i suoi modi polemici avevano creato troppi nemici.

La Vulgata

Si stabilì nel 386 a Betlemme, in un monastero che finanziò la ricca nobildonna romana Paola. Qui trascorse gli ultimi trentaquattro anni della sua vita, lavorando alla traduzione della Bibbia.

La Vulgatavulgata editio, l’edizione per il grande pubblico — è la sua traduzione latina dell’intera Bibbia dall’ebraico (Antico Testamento) e dal greco (Nuovo Testamento). Gerolamo era eccezionale nelle lingue: imparò l’ebraico da adulto, studiò con rabbini ebrei. La Vulgata fu dichiarata testo ufficiale della Chiesa latina dal Concilio di Trento nel 1546 e rimase in uso fino al XX secolo.

Il polemista

Gerolamo era tagliente, sarcastico, implacabile nelle controversie. Le sue lettere — 154 superstiti — sono documenti straordinari della vita intellettuale cristiana del IV-V secolo. Polemizzò con Rufino, con Gioviniano, con Elvidio. Non mollava mai.

Morì a Betlemme nel 420. Uno dei quattro originali Dottori della Chiesa latina.