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Girolamo Emiliani
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Girolamo Emiliani

1486–1537

Soldato veneziano nobile che in carcere si convertì radicalmente, Girolamo Emiliani lasciò la spada per le strade di Venezia, Bergamo e Brescia in cerca di bambini abbandonati, orfani, prostitute, malati di peste. Fondò i Somaschi per dare continuità alla sua opera. Morì di peste contratta curando i suoi poveri.

Il soldato e il carcere

Girolamo nacque nel 1486 a Venezia, da una famiglia patrizia. Seguì la carriera militare — normale per un giovane nobile veneziano — e nel 1508, durante la guerra della Lega di Cambrai, fu fatto prigioniero e rinchiuso nel castello di Quero. Nel carcere buio ebbe la conversione: pregò la Vergine Maria e si affidò a lei. Secondo la tradizione, le catene si spezzarono miracolosamente e trovò la porta aperta. Si recò a piedi al santuario di Treviso per appendere le catene come ex-voto.

Quella conversione non fu un gesto emotivo isolato: cambiò la sua vita in modo radicale e permanente. Tornato a Venezia, fu ordinato sacerdote e iniziò a girare le strade cercando i più poveri tra i poveri.

Gli orfani e i barboni

Venezia, Bergamo, Brescia, Como, Milano, Genova: Girolamo percorse le città dell’Italia settentrionale cercando i bambini abbandonati, gli orfani lasciati per strada, i giovani che si prostituivano per sopravvivere, i malati senza casa. Li raccoglieva, li ospitava, insegnava loro a leggere e un mestiere. Fondò orfanotrofi, ospedali, case per prostitute che volevano uscire dal mestiere.

Il metodo era semplice e radicale: andava dove nessuno voleva andare, portava pane e cure dove non arrivava nessuno. Questo lo mise in contatto con le epidemie che periodicamente devastavano le città. Nel 1531, durante una grande pestilenza a Venezia, contrasse la malattia e guarì — altri due suoi collaboratori morirono.

I Somaschi

Nel 1534, insieme ad alcuni sacerdoti che condividevano il suo stile di vita, fondò la Congregazione dei Chierici Regolari di Somasca — dal nome del piccolo paese montano tra Bergamo e Lecco dove si erano stabiliti. I Somaschi avrebbero dato continuità alla sua opera dopo la sua morte.

Quella morte arrivò il 8 febbraio 1537 a Somasca, mentre assisteva i malati durante una nuova epidemia. Contrasse la malattia e morì a cinquantuno anni. Il suo lavoro — raccogliere i bambini più vulnerabili e restituire loro dignità — continuò attraverso i Somaschi, ancora presenti in diverse parti del mondo. Pio XI lo proclamò patrono degli orfani e della gioventù abbandonata nel 1928.