Prefetto di Roma che divenne monaco, poi legato papale a Costantinopoli, poi papa nel 590 durante la peste e le invasioni longobarde. Gregorio Magno riformò la liturgia, organizzò la carità, trattò con i Longobardi salvando Roma, e inviò Agostino di Canterbury a evangelizzare l'Inghilterra. Il canto gregoriano porta il suo nome. È uno dei quattro Dottori originali della Chiesa latina.
Il prefetto che divenne monaco
Gregorio nacque intorno al 540 a Roma da una famiglia aristocratica senatoria — la stessa che aveva dato due papi. Fece carriera nell’amministrazione imperiale, diventando Praefectus Urbi — prefetto di Roma — verso il 573. Poi convertì la propria casa in un monastero benedettino e si fece monaco.
Non poté godere a lungo della vita monastica: il papa lo mandò come legato (ambasciatore) a Costantinopoli per sei anni, dove cercò senza successo aiuto militare imperiale contro i Longobardi che minacciavano l’Italia. Tornò a Roma come priore del monastero.
Il papa dell’emergenza
Nel 590, nel mezzo di una terribile epidemia di peste che uccideva centinaia di romani al giorno — e che uccise il papa in carica — il clero e il popolo romano elessero Gregorio papa. Lui cercò di rifiutare, scrisse all’imperatore chiedendo di non ratificare l’elezione. Fu inutile.
Si trovò a governare una Roma che lo Stato imperiale aveva abbandonato: senza governo civile efficace, sotto minaccia longobarda, decimata dalla peste. Prese in mano l’amministrazione della città con energia e competenza da prefetto: organizzò la distribuzione del cibo ai poveri, trattò direttamente con i Longobardi una tregua, supervisionò tutto.
La riforma liturgica e la missione
Gregorio riformò la liturgia eucaristica — il Canone Romano porta ancora tracce dei suoi interventi — e raccolse e organizzò il repertorio del canto liturgico romano: il canto gregoriano prende il suo nome, anche se la paternità diretta è discussa dagli studiosi.
Nel 596 inviò Agostino di Canterbury con quaranta monaci in Inghilterra per evangelizzare gli Angli. Fu una delle iniziative missionarie più fruttuose della storia cristiana.
Scrisse opere teologiche ancora lette: il Liber Regulae Pastoralis (manuale per i vescovi), il Dialogorum libri (che narra la vita di Benedetto da Norcia), quaranta Omelie sui Vangeli, commenti a Giobbe.
Morì nel 604. Uno dei quattro originali Dottori della Chiesa latina (con Ambrogio, Agostino e Gerolamo).