Papa dal 440 al 461, Leone I è chiamato Magno per due ragioni: la sua teologia cristologica — il Tomo di Leone al Concilio di Calcedonia — e la sua politica. Incontrò Attila presso il Mincio nel 452 e lo persuase a non avanzare su Roma. Incontrò Genserico nel 455 e ottenne che i Vandali non bruciassero la città. Uno dei papi più autorevoli dell'intera storia cristiana.
Il Tomo di Leone
Leone I fu eletto papa nel 440. Prima ancora di occuparsi di politica, era un teologo preciso e un comunicatore straordinario. Nel 449 scrisse una lettera al patriarca di Costantinopoli Flaviano sulla natura di Cristo — il Tomus Leonis — destinata a diventare uno dei documenti teologici più importanti della storia cristiana.
Il Tomo affermava con chiarezza: in Cristo ci sono due nature — divina e umana — in una sola persona. Non si mescolano, non si confondono, non si dividono. Ogni natura mantiene le proprie proprietà, ma appartengono all’unico Cristo. È la formula del Concilio di Calcedonia del 451 — che Leone sostenne con tutta la sua autorità papale.
Quando al Concilio di Calcedonia fu letta la lettera di Leone, i vescovi esclamarono: “Questo è ciò che tutti crediamo! Pietro ha parlato per bocca di Leone!”
Attila e i Vandali
Nell’estate del 452 Attila e i suoi Unni avanzavano verso Roma dopo aver devastato l’Italia settentrionale. L’imperatore era fuggito; nessun esercito li fermava. Leone I si avvicinò ad Attila sul fiume Mincio, in Lombardia. La tradizione dice che Attila vide due figure celesti accanto al papa. Fatto è che Attila si ritirò senza avanzare su Roma.
Nel 455 i Vandali di Genserico saccheggiarono Roma per quattordici giorni. Leone aveva ottenuto che non bruciassero la città e non uccidessero i cittadini. Non poté evitare il saccheggio, ma limitò la catastrofe.
Dichiarato Dottore della Chiesa. Sepolto a San Pietro.