Figlio illegittimo di un nobile spagnolo e di una schiava liberata afropanamense, Martino de Porres visse a Lima nel XVII secolo come fratello laico domenicano. Non poté essere ordinato sacerdote per le leggi coloniali spagnole che escludevano i meticci. Si occupò degli schiavi, degli indigeni, dei poveri, degli animali. Il primo santo afroamericano canonizzato.
Il figlio del conquistador e della schiava
Juan de Porres era un hidalgo spagnolo, governatore di Panama. Ana Velázquez era una schiava liberata, di origine africana e panamese. Il loro figlio illegittimo nacque nel 1579 a Lima, nel Perù coloniale spagnolo. Il padre li riconobbe, pagò l’educazione di Martino, poi si disinteressò di loro.
Martino imparò il mestiere di barbiere-chirurgo — che all’epoca comprendeva anche la medicina di base — poi chiese di entrare nel convento domenicano di Lima. Le leggi coloniali spagnole escludevano i meticci dal sacerdozio e dalla vita religiosa: poté entrare solo come fratello laico, la categoria più bassa.
Il fratello dei poveri
Martino rimase fratello laico per tutta la vita — non cercò eccezioni, non protestò. Gestì la farmacia e l’infermeria del convento, poi aprì un ospedale per i poveri, poi un orfanotrofio. Si occupava di schiavi africani appena arrivati, di indigeni, di animali abbandonati.
Le storie su di lui abbondano di elementi prodigiosi: bilocazione, guarigioni, levitazione. I confratelli testimoniarono di averlo visto in preghiera sollevato dal suolo. Trattò con uguale cura umana e animali — i gatti, i topi e i cani del convento mangiavano insieme dalla stessa scodella nel suo rifugio.
Morì nel 1639. Beatificato nel 1837 da Gregorio XVI, canonizzato nel 1962 da Giovanni XXIII — primo santo afroamericano canonizzato dalla Chiesa cattolica.