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Matteo Apostolo ed Evangelista
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Matteo Apostolo ed Evangelista

5–74

Pubblicano — esattore delle tasse al servizio di Roma — Matteo fu chiamato da Gesù mentre sedeva al banco delle imposte. La sua conversione istantanea e il banchetto che offrì ai suoi colleghi peccatori sono il segno del Vangelo che sovverte ogni gerarchia sociale. Autore del primo Vangelo, predicò in Etiopia e Persia.

Il pubblicano

Matteo — chiamato Levi nel Vangelo di Marco e Luca — era un pubblicano: esattore delle tasse al servizio dell’occupazione romana. I pubblicani erano odiati due volte: per collaborare con i romani e per arricchirsi trattenendo una quota oltre il dovuto. Erano considerati peccatori pubblici, esclusi dalla vita religiosa della comunità.

Gesù passò davanti al suo banco delle imposte e gli disse: “Seguimi.”. Matteo si alzò e lo seguì (Mt 9,9). La semplicità brutale del racconto nasconde la radicalità del gesto: lasciare tutto, immediatamente, senza condizioni.

Il banchetto degli esclusi

La prima cosa che Matteo fece fu invitare Gesù a cena nella sua casa, con i suoi amici — altri pubblicani e persone di cattiva reputazione. I farisei protestarono con i discepoli: “Perché il vostro maestro mangia con i pubblicani e i peccatori?”. Gesù sentì e rispose: “Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati. Non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori.” (Mt 9,12-13).

Il Vangelo

A Matteo la tradizione attribuisce il primo dei quattro Vangeli, scritto probabilmente in Siria tra il 70 e l’85 d.C. Il Vangelo di Matteo è il più giudaico dei quattro: cita continuamente l’Antico Testamento, organizza il materiale attorno a cinque grandi discorsi (che richiamano i cinque libri di Mosè), e presenta Gesù come il nuovo Mosè che porta a compimento la Legge. Il Discorso della Montagna con le Beatitudini apre la sua predicazione.

La missione

Dopo la Pentecoste Matteo predicò in Giudea, poi — secondo le tradizioni più antiche — in Etiopia e in Persia. Il suo martirio è incerto: alcune fonti lo dicono morto di morte naturale, altre lo descrivono trafitto da una lancia o decapitato. La sua iconografia ha per simbolo un uomo con le ali — l’angelo — che ricorda il Vangelo che inizia con la genealogia umana di Gesù.