Soldati della guardia imperiale romana che si convertirono al cristianesimo, probabilmente ai tempi di Domiziano, e rifiutarono di continuare a servire come militari. Martirizzati per la loro fede, le loro reliquie si trovano a Roma nella basilica dei Santi Nereo e Achilleo, presso le Terme di Caracalla.
I soldati che deposero le armi
La storia di Nereo e Achilleo è avvolta nella leggenda, come quella di molti martiri dei primi secoli. Le fonti più antiche sono gli Acta medievali, di dubbia affidabilità storica, e un’iscrizione del IV secolo fatta porre da papa Damaso I sulla loro tomba.
Secondo la tradizione, erano soldati della guardia imperiale — probabilmente pretoriani — che servivano a Roma durante il regno di Domiziano (81-96 d.C.). Convertiti al cristianesimo, decisero di non poter più esercitare la professione militare: non perché il mestiere delle armi fosse in sé incompatibile con la fede (questo lo si discuterà per secoli), ma perché i soldati romani erano spesso chiamati a perseguitare i cristiani.
Deposero le armi, si rifiutarono di obbedire agli ordini, e furono martirizzati.
L’iscrizione di Damaso
Papa Damaso I (366-384) fece incidere sulla loro tomba una lunga iscrizione che è una delle più belle testimonianze poetiche del IV secolo cristiano. Descrive Nereo e Achilleo come guerrieri che, illuminati dalla fede, “portavano fieramente i simboli della loro crudeltà” — le armi — e poi li deposero con coraggio.
La basilica
La basilica dei Santi Nereo e Achilleo, su via Ardeatina a Roma vicino alle Terme di Caracalla, fu costruita nel IV secolo sopra il loro sepolcro. È una delle chiese più antiche di Roma, ancora in uso. Contiene l’iscrizione di Damaso e mosaici paleocristiani del IX secolo.