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Paolino di Nola
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Paolino di Nola

354–431

Senatore romano di Bordeaux che si convertì, vendette le sue immense proprietà e si stabilì vicino alla tomba di Felice di Nola come asceta. Nominato vescovo di Nola, fu famoso per la sua poesia cristiana in latino, per la corrispondenza con i grandi intellettuali dell'epoca — Agostino, Gerolamo, Ambrogio — e per essersi venduto come schiavo per riscattare il figlio di una vedova.

Il senatore convertito

Ponzio Meropio Anicio Paolino nacque nel 354 a Bordeaux da una famiglia senatoria ricchissima. Studiò con il poeta Ausonio, fece carriera politica — governatore della Campania — poi tornò in Aquitania. Verso i quarant’anni, spinto dalla moglie spagnola Terasia, si convertì radicalmente: vendette le vaste proprietà di famiglia in Spagna, Gallia e Italia e distribuì il ricavato ai poveri.

Si stabilì a Nola, in Campania, vicino alla tomba di Felice di Nola, martire del III secolo. Viveva in grande austerità, alternando preghiera e corrispondenza epistolare.

La rete degli intellettuali

Paolino era al centro di una rete intellettuale straordinaria: scrisse lettere ad Agostino di Ippona, a Gerolamo, ad Ambrogio di Milano. Le sue lettere e i suoi poemi cristiani in latino — che mescolano la forma classica della poesia augustea con i contenuti del Vangelo — sono tra i testi più raffinati della letteratura latina cristiana del IV-V secolo.

Lo schiavo per amore

La leggenda — forse storica — più famosa lo riguarda: dopo l’invasione vandala della Campania, molti abitanti di Nola furono fatti prigionieri. Una vedova gli chiese di riscattare suo figlio catturato. Paolino non aveva più denaro. Si offrì come schiavo personale del capo vandalo in cambio della liberazione del giovane. Quando il barbaro scoprì chi era il suo “schiavo” — un vescovo di altissima famiglia — lo liberò, insieme a tutti gli altri prigionieri campani.

Le campane

La tradizione attribuisce a Paolino l’introduzione delle campane nelle chiese — una leggenda probabilmente tardiva, ma che lo ha reso patrono tradizionale dei campanari.

Morì il 22 giugno 431, poco dopo essere stato testimone del Sacco di Nola da parte dei Visigoti.