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Policarpo
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Policarpo

69–155

Vescovo di Smirne e discepolo diretto di Giovanni Apostolo, Policarpo fu uno degli ultimi testimoni viventi dell'era apostolica. Arrestato a 86 anni durante una persecuzione locale, rifiutò di rinnegare Cristo con una risposta che è diventata una delle frasi più citate della storia cristiana: 'Ottantasei anni l'ho servito e non mi ha fatto alcun torto. Come posso bestemmiare il mio Re che mi ha salvato?'

Il discepolo di Giovanni

Policarpo nacque intorno al 69 d.C. — anno dell’assedio di Gerusalemme — e fu allevato nella fede cristiana da discepoli diretti degli apostoli. Ireneo di Lione, che lo conobbe da bambino, scrisse di lui: «Io potevo ancora indicare il luogo dove il beato Policarpo soleva sedersi quando predicava, i suoi movimenti in arrivo e in partenza, il carattere della sua vita, la forma del suo corpo, i discorsi che rivolse alla moltitudine, come raccontasse le sue relazioni con Giovanni e con gli altri che avevano visto il Signore».

Giovanni Apostolo — l’evangelista — lo ordinò vescovo di Smirne (l’odierna Izmir, sulla costa turca dell’Egeo). Policarpo governò quella chiesa per decenni, diventando il punto di riferimento di tutte le comunità cristiane dell’Asia Minore. Era l’ultimo filo vivente che collegava la generazione degli apostoli con quella successiva.

La lettera e il viaggio a Roma

Scrisse una Lettera ai Filippesi — l’unico suo scritto conservato — che è una catechesi pratica sulla vita cristiana. Combatté il docetismo (l’eresia che negava la vera umanità di Cristo) e il marcionismo con una semplicità dottrinale efficace: «Chiunque non confessa che Gesù Cristo è venuto nella carne è un anticristo».

In età avanzatissima si recò a Roma per discutere con papa Aniceto la data della Pasqua — i cristiani d’Oriente la celebravano il 14 nisan (la Pasqua ebraica), quelli d’Occidente la domenica successiva. Non si accordarono, ma si separarono in pace, scambiandosi la comunione eucaristica. Fu uno dei rarissimi episodi in cui due posizioni diverse coesistettero senza frattura.

L’ultimo testimone

Intorno al 155, durante una persecuzione locale a Smirne, la folla chiese la morte di Policarpo. Fuggì su consiglio della comunità, poi si lasciò trovare. Portato allo stadio davanti al proconsole, gli fu offerta la salvezza se avesse detto «Cesare è il Signore» e avesse offerto incenso. Rispose:

«Ottantasei anni l’ho servito e non mi ha fatto alcun torto. Come posso bestemmiare il mio Re che mi ha salvato?»

Condannato al rogo, il fuoco si alzò attorno a lui senza toccarlo — i testimoni descrissero una cupola di fiamme come una vela gonfia di vento. Fu infine trafitto da una spada. Il resoconto della sua morte — il Martyrium Polycarpi — è il più antico racconto di un martirio cristiano pervenuto al di fuori del Nuovo Testamento: una lettera scritta dalla comunità di Smirne alle chiese d’Asia pochi giorni dopo la sua morte, ancora bruciante di dolore e di ammirazione.