Canonista domenicano vissuto cent'anni, Raimondo di Peñafort sistemò l'intero diritto canonico della Chiesa medievale su incarico di papa Gregorio IX. Fondò una rete di scuole di arabo per predicare il Vangelo ai musulmani — e convinse Tommaso d'Aquino a scrivere la Summa contra Gentiles.
Il giurista domenicano
Raimondo nacque intorno al 1175 nei pressi di Barcellona, da una famiglia nobile catalana. Studiò diritto a Bologna — la capitale europea del diritto — e vi insegnò per alcuni anni. Nel 1222, a quasi cinquant’anni, entrò nell’Ordine Domenicano appena fondato, lasciando la cattedra universitaria e le prospettive di una brillante carriera ecclesiastica.
Non abbandonò però la sua competenza giuridica. Scrisse la Summa de poenitentia, un manuale pratico per i confessori che classificava sistematicamente i peccati e le penitenze appropriate. Fu il manuale di teologia morale più diffuso del Medioevo: centinaia di manoscritti, traduzioni in più lingue, citazioni incessanti.
Le Decretali
Nel 1230 papa Gregorio IX lo chiamò a Roma e gli affidò il compito più importante della sua vita: raccogliere e sistematizzare le decretali papali emanate dal 1140 in poi. Raimondo lavorò per tre anni e nel 1234 consegnò le Decretales Gregorii IX — cinque libri che divennero il codice fondamentale del diritto canonico fino al 1917. Era il primo grande ordinamento sistematico del diritto della Chiesa dopo Graziano.
Nominato arcivescovo di Tarragona, rifiutò. Nominato papa alla morte di Gregorio IX (1241), rifiutò di nuovo. L’anno dopo accettò il generalato dell’Ordine Domenicano — e in soli due anni scrisse le nuove Costituzioni dell’Ordine, ancora più sistematiche delle precedenti.
La missione tra i musulmani
Tornato in Catalogna, si dedicò all’obiettivo che considerava più urgente: portare il Vangelo ai musulmani di Spagna e ai musulmani del Nordafrica. Fondò scuole di lingue araba ed ebraica per i frati domenicani e francescani — convinto che solo chi conosce la lingua e la cultura dell’interlocutore possa dialogare davvero. Fu lui a convincere Tommaso d’Aquino a scrivere la Summa contra Gentiles: un’opera di teologia pensata non per i cristiani ma per i musulmani colti.
Raimondo morì il 6 gennaio 1275 a Barcellona, con ogni probabilità centenario. Aveva visto quattro papi, quattro generali domenicani e la stesura del codice che avrebbe governato la Chiesa per secoli.