Monaca agostiniana umbra, Rita da Cascia è la 'santa delle cause impossibili' — un titolo che riassume una vita segnata da dolori accettati come doni: il matrimonio imposto, la morte violenta del marito, la perdita dei figli, la porta del convento chiusa e poi miracolosamente aperta. Morì con una spina della corona di Cristo conficcata nella fronte.
La vita prima del convento
Margherita Lotti nacque nel 1381 a Roccaporena, un villaggio vicino a Cascia in Umbria. Fin dall’infanzia voleva farsi monaca — ma i genitori la diedero in sposa a un uomo duro e violento, Paolo Mancini. Secondo la tradizione, Rita trasformò gradualmente il marito con la sua dolcezza e pazienza. Ebbero due figli.
Paolo fu ucciso in una faida familiare — Umbria del XV secolo, violenza e vendette erano normalità. Rita perdonò gli assassini e pregò che i suoi figli non cercassero vendetta, arrivando a chiedere a Dio di prenderli prima che quella rabbia li contaminasse. Entrambi i figli morirono di malattia nell’anno successivo.
La porta del convento
Rimasta vedova e senza figli, Rita chiese di entrare nel convento agostiniano di Santa Maria Maddalena a Cascia. Fu rifiutata tre volte: le regole escludevano le donne non vergini. Alla terza richiesta, secondo la tradizione, fu trasportata miracolosamente di notte oltre le mura chiuse e trovata al mattino in preghiera nel coro delle monache.
La spina
Nel 1432, meditando sulla corona di spine di Cristo, Rita chiese di partecipare alla sua passione. Una spina — secondo la tradizione, staccata da un crocifisso — le si conficcò nella fronte. La ferita rimase aperta e suppurante per gli ultimi quindici anni della sua vita. Prima di morire, nel 1457, la ferita si chiuse.
Rita da Cascia fu canonizzata nel 1900 da Leone XIII. Il suo santuario a Cascia riceve ogni anno centinaia di migliaia di pellegrini, in particolare il 22 maggio, giorno della sua festa.