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Sharbel Makhluf
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Sharbel Makhluf

1828–1898

Monaco maronita libanese, Sharbel Makhluf visse per ventitre anni come eremita sull'Eremo dei Santi Pietro e Paolo vicino al monastero di Annaya, mangiando una volta al giorno, pregando ininterrottamente, dormendo su assi di legno. Morì nella notte di Natale del 1898. Il suo corpo rimase incorrotto per anni e continuò a trasudare sangue e linfa.

Il monaco delle montagne

Youssef Antoun Makhlouf nacque nel 1828 a Beqa-Kafra, un villaggio nel Monte Libano, in una famiglia maronita povera. Rimasto orfano di padre a tre anni, crebbe in ambiente di profonda pietà religiosa. A ventitré anni, senza dire nulla alla famiglia, partì per il monastero maronita di Annaya, poi per quello di San Maron a Yanouh, dove prese i voti nel 1853 con il nome di Sharbel.

Ordinato sacerdote nel 1859, visse nel monastero di San Maron per sedici anni. Nel 1875, con il permesso del suo superiore, si ritirò nell’eremo dei Santi Pietro e Paolo, a poca distanza dal monastero. Ci rimase per ventitre anni, fino alla morte.

L’eremita

La vita nell’eremo era di rigore assoluto: una sola pasto al giorno, nessun contatto con l’esterno tranne il confessore e i confratelli che portavano il cibo, quattro-cinque ore di sonno su assi di legno, la notte trascorsa in preghiera. Sharbel non ricevette visitatori, non scrisse lettere, non cercò di lasciare traccia.

Morì nel dicembre 1898 durante la Messa — colpito da un’apoplessia mentre elevava il calice — e spirò nella notte tra il 23 e il 24 dicembre.

Il corpo incorrotto

Dopo la sepoltura, nelle notti intorno alla tomba si videro luci. Il corpo fu riesumato: era incorrotto, e trasudava un liquido tra sangue e linfa che continuò per mesi. Fu conservato in varie casse; le analisi nel tempo confermarono la fenomenologia straordinaria.

Beatificato da Paolo VI nel 1965, canonizzato dallo stesso Paolo VI nel 1977 — il primo maronita canonizzato in epoca moderna. Il santuario di Annaya è il luogo di pellegrinaggio più visitato del Libano.