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Simone lo Zelota
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Simone lo Zelota

5–65

Chiamato lo Zelota, probabilmente per il suo passato nel movimento nazionalista ebraico che resisteva all'occupazione romana, Simone è tra gli apostoli di cui si sa meno. La sua presenza nel gruppo dei Dodici accanto a Matteo il pubblicano — collaborazionista dei romani — è uno dei segni più eloquenti della rivoluzione del Vangelo.

Lo Zelota

L’appellativo Zelota — che tutti e quattro i Vangeli riportano — quasi certamente indica un’affiliazione politica: il movimento degli Zeloti era un gruppo nazionalista ebraico che si opponeva militarmente all’occupazione romana, ritenendo sacrilego pagare le tasse a Cesare.

Se questa identificazione è corretta, Simone aveva fatto una scelta radicale prima di seguire Gesù: la violenza come strumento di liberazione. E aveva condiviso il gruppo con Matteo — un pubblicano, cioè un esattore al servizio dei romani. La comunità dei Dodici riuniva il rivoluzionario e il collaborazionista. Era già, in miniatura, il Vangelo.

Il silenzio dei testi

I Vangeli e gli Atti non raccontano nulla di Simone oltre il suo nome nella lista degli apostoli. È uno dei quattro apostoli completamente muti nei testi neotestamentari, insieme a Bartolomeo, Giacomo di Alfeo e Giuda Taddeo.

La missione

Le tradizioni successive lo collocano in Egitto, in Persia, in Mesopotamia. La versione più diffusa lo vuole compagno di Giuda Taddeo nella missione in Persia, dove entrambi sarebbero stati martirizzati nello stesso giorno. L’iconografia lo rappresenta spesso con una sega — strumento del suo supplizio secondo alcune tradizioni — che giustifica la patronanza su falegnamiamo e segatori.

La sua festa, il 28 ottobre, è condivisa con Giuda Taddeo.