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Stefano Protomartire
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Stefano Protomartire

Primo martire cristiano dopo la morte di Gesù, Stefano era uno dei sette diaconi scelti dagli Apostoli per il servizio alle tavole. Fu arrestato per le sue prediche, portato davanti al Sinedrio, e lapidato fuori Gerusalemme. Tra i presenti che custodivano i mantelli dei lapidatori c'era Saulo di Tarso. Stefano pregò per i suoi uccisori come Gesù aveva pregato per chi lo crocifiggeva.

Il primo dei sette diaconi

Gli Atti degli Apostoli (6,1-6) narrano che la comunità cristiana di Gerusalemme aveva un problema pratico: le vedove greche (elleniste) lamentavano di essere trascurate nella distribuzione quotidiana dei viveri. Gli Apostoli — che non potevano abbandonare la predicazione per l’amministrazione — scelsero sette uomini di buona reputazione per questo servizio: Stefano, Filippo, Pròcoro, Nicànore, Timone, Parmena e Nicola.

Stefano, descritto come “pieno di fede e di Spirito Santo”, non si limitò al servizio materiale: predicò nel quartiere greco di Gerusalemme, compì segni e prodigi.

Il processo al Sinedrio

Le autorità giudaiche lo arrestarono. Al Sinedrio Stefano pronunciò un lungo discorso — quasi due capitoli degli Atti — che ripercorre la storia di Israele come storia di rifiuto dei profeti inviati da Dio. Il discorso si chiude con una durissima accusa: “Voi siete coloro che avete ricevuto la legge tra ordinamenti di angeli e non l’avete osservata.”

La reazione fu immediata: i presenti stridevano di rabbia. Stefano, “pieno di Spirito Santo, fissò gli occhi al cielo e vide la gloria di Dio e Gesù che stava alla sua destra.” Lo trascinarono fuori città e lo lapidarono.

La preghiera finale

Mentre le pietre cadevano, Stefano pregò: “Signore Gesù, accogli il mio spirito” e poi, come Gesù sulla croce, “Signore, non imputare loro questo peccato.”

Tra coloro che custodivano i mantelli dei lapidatori c’era “un giovane chiamato Saulo” — il futuro Paolo, che avrebbe poi scritto del proprio passato di persecutore con una colpa che non lo abbandonò mai.