Edith Stein — filosofa ebrea, allieva di Husserl, convertita al cattolicesimo nel 1922, monaca carmelitana nel 1934, morta ad Auschwitz il 9 agosto 1942. Il percorso di Edith Stein — dall'ateismo alla filosofia fenomenologica, dalla filosofia alla mistica, dalla mistica al martirio — è uno dei cammini spirituali più densi del XX secolo.
La filosofa
Edith Stein nacque nel 1891 a Breslavia (oggi Wrocław) in una famiglia ebrea osservante. Il padre morì quando era bambina; la madre rimase il centro della famiglia. Edith fu una studentessa prodigiosa: studiò filosofia a Göttingen con Edmund Husserl, il fondatore della fenomenologia. Divenne la sua assistente personale, collaborò alla revisione delle sue opere, scrisse la sua tesi di dottorato sul problema dell’empatia.
Era atea convinta. La filosofia le aveva tolto la fede di infanzia.
La conversione
Nel 1921 lesse l’autobiografia di Teresa d’Avila. La lesse in una notte. Al mattino disse: “Questa è la verità.” Si fece battezzare il 1° gennaio 1922. Continuò a fare la filosofa — insegnò al liceo, pubblicò studi — ma la vita spirituale prese il centro. Nel 1934, a quarantatré anni, entrò nel Carmelo di Colonia come monaca di clausura. Prese il nome di Teresa Benedetta della Croce.
Auschwitz
Quando i Nazisti salirono al potere, la madre superiora la trasferì prima in Olanda, poi cercò rifugio per lei in Svizzera. Ma fu troppo tardi. Nel 1942 i Nazisti arrestarono i cattolici di origine ebrea nei Paesi Bassi come risposta alla lettera dei vescovi olandesi che condannava la deportazione degli ebrei.
Edith Stein e sua sorella Rosa — anch’essa convertita al cattolicesimo — furono deportate ad Auschwitz. Morirono nelle camere a gas il 9 agosto 1942.
Beatificata nel 1987 da Giovanni Paolo II, canonizzata nel 1998 e proclamata compatrona d’Europa insieme a Brigida di Svezia e Caterina da Siena.