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Tommaso d'Aquino
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Tommaso d'Aquino

1225–1274

Il più grande filosofo e teologo della tradizione cattolica, Tommaso d'Aquino costruì nella Summa Theologica una sintesi tra fede cristiana e filosofia aristotelica che la Chiesa ancora considera il proprio riferimento intellettuale principale. Morì a quarantanove anni lasciando incompiuta la sua opera — ma ciò che aveva scritto era già più di quanto qualsiasi altro uomo avesse scritto su Dio.

Il bue muto

Tommaso nacque nel 1225 nel castello di Roccasecca, tra Napoli e Roma, figlio di un conte normanno. Destinato dalla famiglia all’abbazia benedettina di Montecassino — dove avrebbe fatto carriera ecclesiastica — a diciotto anni fuggì a Napoli e si unì al nuovo Ordine Domenicano. La famiglia lo rapì e lo tenne prigioniero per un anno nel castello di famiglia, sperando di farlo desistere. Non ci riuscì.

Studiò a Parigi e poi a Colonia sotto Alberto Magno, il più grande enciclopedista del tempo. Alberto era straordinariamente dotato e dotto; Tommaso era silenzioso, massiccio, taciturno. I compagni lo soprannominarono il «bue muto di Sicilia». Alberto li corresse: «Questo bue riempirà il mondo con il suo muggito».

La sintesi

Tommaso trascorse la vita insegnando, predicando e scrivendo — a Parigi, a Roma, a Napoli. La sua opera è sterminata: commentari ad Aristotele, commentari alle Scritture, controversie disputate, opuscoli, la Summa contra Gentiles, la liturgia del Corpus Domini (il Pange lingua e il Tantum ergo sono suoi).

Ma il centro è la Summa Theologica, iniziata intorno al 1265 e lasciata incompiuta alla sua morte. Non è un’opera di devozione ma un trattato sistematico: parte da Dio, arriva alla creazione, all’uomo, alla morale, ai sacramenti, agli ultimi fini. Ogni questione è affrontata con una struttura rigorosa: l’obiezione, la risposta, la confutazione dell’obiezione. Niente è irrazionale, ma niente è solo razionale.

Il principio fondamentale: fede e ragione non si contraddicono. «La grazia non abolisce la natura ma la perfeziona». La filosofia di Aristotele — recuperata dai traduttori arabi — non è nemica della teologia cristiana: è il suo strumento. La sintesi tomista è così potente che Pio V la dichiarò «Dottore comune della Chiesa» nel 1567; nel 1879 Leone XIII la indicò come filosofia ufficiale del cattolicesimo.

La visione finale

Il 6 dicembre 1273, mentre celebrava Messa a Napoli, Tommaso si fermò. Non scrisse più nulla. A chi gli chiedeva perché, rispose: «Non posso più. Tutto ciò che ho scritto mi sembra paglia rispetto a ciò che ho visto».

Cosa aveva visto, non lo disse. Si mise in viaggio verso il Concilio di Lione su richiesta del papa. Si ammalò per strada e morì il 7 marzo 1274 nel monastero cistercense di Fossanova, a quarantanove anni. La Summa Theologica restò incompiuta al trattato dei sacramenti.