Domenicano valenciano, predicatore di straordinaria efficacia, Vincenzo Ferreri percorse l'Europa per vent'anni annunciando il giudizio imminente e chiamando alla conversione. Si trovò nel mezzo del Grande Scisma, sostenne per anni il papa di Avignone, poi cambiò posizione. I contemporanei lo chiamarono l'Angelo dell'Apocalisse.
Il predicatore del giudizio
Vicente Ferrer nacque nel 1350 a Valencia, in Aragona, in una famiglia borghese. Entrò nell’Ordine domenicano a diciotto anni. Teologo brillante, insegnò logica e filosofia, scrisse trattati di teologia scolastica. Ma la sua vera vocazione era la predicazione.
Dal 1399 fino alla morte percorse la Francia meridionale, la Spagna, l’Italia, la Svizzera, i Paesi Bassi, predicando in piazza a folle immense. Il tema dominante era la penitenza urgente: il giudizio di Dio era vicino, il tempo di convertirsi stava per finire. L’efficacia era straordinaria: le cronache parlano di conversioni di massa, di ebrei e musulmani che si battezzavano, di riconciliazioni tra nemici, di guarigioni.
Il Grande Scisma
Il periodo di Vincenzo coincide con il Grande Scisma d’Occidente (1378-1417): due papi contemporanei, uno a Roma e uno ad Avignone, entrambi con rivendicazioni legittime, entrambi scomunicati dall’altro. Vincenzo sostenne per anni il papa avignonese Benedetto XIII — suo compatriota aragonese — e cercò di mediare.
Quando il Concilio di Costanza (1415-1418) depose i tre papi rivali ed elesse Martino V, Vincenzo cambiò posizione e riconobbe il concilio. La sua influenza fu determinante per convincere l’Aragona ad abbandonare l’obbedienza avignonese.
Gli ultimi anni
Vincenzo morì il 5 aprile 1419 a Vannes, in Bretagna, durante una missione di predicazione. Aveva quasi settant’anni. Nonostante la fama di predicatore dell’imminente fine del mondo, morì in modo tranquillo, circondato dai confratelli. Fu canonizzato nel 1455 da Callisto III.