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Luigi Gonzaga
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Luigi Gonzaga

1568–1591

Primogenito della famiglia Gonzaga di Castiglione, destinato a succedere al marchesato, Luigi rinunciò all'eredità e ai privilegi nobiliari per entrare nella Compagnia di Gesù a diciotto anni. Morì a ventitré anni assistendo i malati di peste a Roma. È il patrono della gioventù cattolica.

Il marchesino che rinuncia all’eredità

Luigi nacque nel 1568 a Castiglione delle Stiviere, nel Mantovano, primogenito del marchese Ferrante Gonzaga. La sua era una delle casate più potenti d’Italia settentrionale — vassalli degli Asburgo, militari, politici. Il destino di Luigi era il titolo, il palazzo, l’esercito.

Già nell’infanzia mostrava una profondità religiosa insolita. A nove anni, alla corte di Firenze dove era paggio, cominciò a fare voti di castità — una scelta adolescenziale che mantenne per tutta la vita con una coerenza che lasciò sbalorditi i contemporanei, incluso il suo direttore spirituale Roberto Bellarmino.

La rinuncia

A diciotto anni Luigi chiese al padre il permesso di rinunciare al marchesato in favore del fratello minore e di entrare nella Compagnia di Gesù. Il padre si oppose: ci vollero anni di resistenza, di tentativi di distrazione con feste e cacce, alla fine la rassegnazione. Nel 1585 Luigi cedette formalmente il titolo e partì per Roma.

Entrò nel noviziato dei Gesuiti al Collegio Romano. I superiori lo trovavano quasi eccessivo nelle penitenze — dovettero ridimensionare i suoi digiuni, imporgli di dormire di più.

La morte nella peste

Nel 1591 una grande epidemia di peste colpì Roma. Il Collegio Romano aprì un ospedale. Luigi si offrì come infermiere. Contrasse la malattia assistendo i malati, cadde in crisi di salute, si riprese parzialmente, poi peggiorò. Morì il 21 giugno 1591, a ventitre anni.

Canonizzato nel 1726 da Benedetto XIII, dichiarato patrono della gioventù cattolica da Benedetto XIII nel 1729. Nel 1991, durante l’epidemia di AIDS, Giovanni Paolo II lo dichiarò patrono dei malati di AIDS.